Regolazione emotiva e stress

Il termine stress è comunemente usato per descrivere uno stato di stanchezza, mancanza di forze e, spesso, sconforto. Nel 1976 Selye spiegava che esso è una ” risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

Quando dobbiamo affrontare un compito nuovo e impegnativo, il nostro organismo mette in atto una serie di cambiamenti fisiologici per far sì che tale compito possa essere svolto in maniera efficiente. Si tratta di un’attivazione dell’organismo che, nelle dovute proporzioni, avviene anche quando ci troviamo di fronte a un pericolo. Si parla di reazioni di attacco-fuga, quelle reazioni che nell’evoluzione della specie ci hanno permesso di sopravvivere. Una volta portato a termine il compito o quando il pericolo è cessato, il nostro organismo torna in una situazione di quiete. Se, però, il compito che dobbiamo affrontare è da noi ritenuto eccessivo in base alle nostre capacità o se una situazione pericolosa perdura nel tempo, lo stato di attivazione si prolunga nel tempo e ciò può produrre effetti deleteri per la salute.

Gli effetti dello stress sono noti da molto tempo ma oggi, grazie alla Teoria Polivagale di Porges (1994), possiamo spiegare come reagisce il nostro Sistema Nervoso Autonomo quando ci troviamo in situazioni stressanti o traumatiche. Si tratta di una teoria basata sul presupposto che c’è una comunicazione bidirezionale tra cervello e corpo. Questa teoria sostiene che nei mammiferi superiori esistono tre rami del Sistema Nervoso Autonomo, che mediano comportamenti diversi:

Il Sistema nervoso Simpatico, che media le reazioni di attacco-fuga: esso si attiva in risposta a stimoli/pericoli di fronte ai quali percepiamo inconsciamente di poter sopravvivere attaccando o, al contrario, fuggendo.

Il Sistema dorso-vagale (dal nome della porzione dorsale del nervo vago) che si attiva in risposta a situazioni nelle quali inconsciamente percepiamo di non poter sopravvivere lottando o sfuggendo. Questo sistema ci fa allora immobilizzare, perché nella nostra storia evolutiva questo comportamento ha rappresentato un buon metodo di sopravvivenza nei confronti dei predatori (l’immobilizzazione trasmette al nemico l’informazione che siamo morti e in natura gli animali difficilmente si nutrono di animali morti perché potrebbero rappresentare un rischio per la loro stessa sopravvivenza).

Il Sistema ventro-vagale, che ci permette di calmarci e di connetterci agli altri. Quest’ultimo circuito, nuovo dal punto di vista evolutivo, è proprio un sistema di “coinvolgimento sociale”, poiché consente il gioco e l’intimità tra le persone. Noi nasciamo infatti “programmati” per entrare in relazione con gli altri. Quando, a causa di ripetuti traumi o situazioni di costante trascuratezza emotiva, questo sistema non riesce ad attivarsi, si attivano gli altri due. Così facendo, se la situazione traumatica non si risolve, rimaniamo intrappolati in stati di paura e immobilizzazione, o in costanti agiti di attacco o fuga, che ci privano di fondamentali vissuti di sicurezza e di importanti esperienze relazionali.

La Teoria Polivagale sta avendo molte applicazioni cliniche, soprattutto nei casi di trauma evolutivo – cioè laddove, durante la crescita, si siano cronicizzate delle reazioni da stress che non permettono alla persona di sperimentare stati di sicurezza e di intrattenere relazioni sociali soddisfacenti.

Diverse discipline con una metodologia precisa (fra le quali la Psicoterapia Espressiva integrata alla Danza Movimento Terapia) possono contribuire a regolare i propri stati emotivi a partire dalla loro componente somatica, al fine di migliorare l’adattamento a situazioni stressanti e promuovere un certo grado di resilienza.

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Burnout e Benessere Aziendale

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