Art Therapy Italiana- La DMT- video

L’American Dance Therapy Association (ADTA), che nel 1980 per la prima volta assume il termine Dance/MovementTherapy, la definisce “un utilizzo psicoterapeutico del movimento come processo per promuovere l’integrazione fisica e psichica di un individuo”[1]. L’APID (Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia), la definisce “una modalità specifica di trattamento di una pluralità di manifestazioni della patologia psichica, somatica e relazionale” ma anche una disciplina atta a ” promuovere l’integrazione psicofisica, relazionale e spirituale, il benessere e la qualità della vita della persona” [2]. L’APID riunisce danzaterapeuti di diverse scuole che si riconoscono in un curriculum formativo dagli standard determinati e in un comune codice etico.

Al di là del nome la danza movimento terapia non è semplicemente uno strumento per lavorare con persone che vivono un disagio corporeo, psicologico, sociale. Essa è una disciplina con una metodologia specifica, fondata sul linguaggio del movimento corporeo e sul processo creativo, all’interno di una cornice interpersonale. Nata negli ospedali psichiatrici americani e francesi, è da subito una prassi clinica il cui banco di prova è la grave patologia mentale. Da questo ambito clinico si sviluppa poi in rapporto ai grandi modelli della ricerca psicodinamica junghiana, freudiana, gestaltica, gruppo analitica, ecc..

Possiamo riassumere i principali obiettivi della danzaterapia come segue:

  1. Risvegliare il piacere funzionale. La danzaterapia comporta un’attività fisica a cui si associa una sensazione di soddisfazione e di piacere. Esso deriva dal fatto che il movimento è inscritto nel nostro programma genetico. E’ una pulsione che spinge il bambino a dirigersi verso l’ambiente e verso gli altri, permettendogli di fare nuove scoperte. Nella danzaterapia l’individuo, muovendosi, riscopre questo retaggio ontogenetico e questo piacere ancestrale del corpo danzante. Per qualsiasi utente/paziente la danza movimento terapia è prima di tutto la scoperta di sentire o risentire il corpo, il piacere di esserci. La dimensione del piacere funzionale favorisce l’efficacia del lavoro corporeo sia da un punto di vista percettivo che motorio.
  2. Affinare le funzioni psicomotorie. Attraverso il gioco e la musica si affrontano problemi di coordinazione e sincronizzazione del gesto, di equilibrio, di rapidità del movimento. Le stesse modalità permettono di confrontarsi con l’utilizzo dello spazio e di prendere consapevolezza del tempo e del ritmo.
  3. Promuovere la simbolizzazione corporea. La danzaterapia è legata all’arte e, come tale, è gioco e linguaggio, cioè simbolo. Attraverso il gioco il bambino conosce e domina l’ambiente prima, esprime conflitti ed emozioni poi. Il gioco permette infatti di prendere distanza dal proprio vissuto e di poterlo esprimere. La danza rappresenta un’area di gioco, uno spazio transizionale. Il linguaggio del corpo diviene mezzo di comunicazione, spesso l’unico con alcune tipologie di pazienti, almeno nelle fasi iniziali. D’altra parte sembra che la danzaterapia permetta di instaurare anche un dialogo verbale in un secondo tempo.
  4. Promuovere la restaurazione narcisistica. In ambito terapeutico-riabilitativo, l’obiettivo è quello di investire o re-investire sul corpo. Si tratta di ristabilire l’esperienza di un corpo funzionalmente integrato, vissuto in modo meno frammentato e depersonalizzato, che possa accedere al simbolico per canalizzare il caos pulsionale e predisporsi ad uno scambio comunicativo. Ciò è fondamentale nell’applicazione della danzaterapia con pazienti di area psicotica.
  5. Ripristinare l’unità psicocorporea. La danza produce delle sensazioni cinestesiche che vanno a rafforzare lo schema corporeo, concetto che nasce all’interno della neurologia per indicare una Gestalt del nostro corpo rappresentata nel cervello. E’ la rappresentazione mentale del corpo nella sua disposizione spaziale e tonico posturale, direttamente influenzata dalle sensazioni afferenti (tattili, termiche, dolorifiche, posturali e muscolari). La percezione del movimento rafforza le suddette sensazioni, che vanno a rafforzare lo schema corporeo stesso. Inoltre i movimenti risvegliano le emozioni e le rappresentazioni, suscitando nel paziente una reazione affettiva. Si assiste così ad un circolo virtuoso in cui il movimento suscita le emozioni, e queste vengono ritradotte ed espresse attraverso il movimento.
  6. Ripristinare l’immagine corporea e la stima di sé. Per immagine corporea si intende un ulteriore livello di integrazione dello schema corporeo con il contesto emotivo-cognitivo: è l’idea che ci facciamo del nostro corpo desunta non solo dalle afferenze ma anche da tutto il patrimonio cognitivo, affettivo e fantastico. Schilder[3] definisce l’immagine corporea come quadro mentale che ci facciamo del nostro corpo: esso è composto dalla riproduzione mentale della nostra struttura corporea, dalle sensazioni che riceviamo attraverso i ricettori, e dalle idee e dagli affetti attribuiti da noi stessi al nostro corpo in base agli atteggiamenti del mondo esterno. Il lavoro svolto in danzaterapia, avvenendo in una dinamica dialogica paziente/terapeuta ma anche paziente/gruppo e gruppo/terapeuta, sembra permettere lo svolgersi di quella funzione di rispecchiamento, cioè di rimando dell’immagine corporea del paziente. Il gruppo o il terapeuta fungono, infatti, da specchio, che restituisce al singolo la sua immagine strutturata ed ampliata[4]. Il concetto di immagine corporea, sviluppato a partire da quello di schema corporeo di natura neurologica, si è arricchito delle concettualizzazioni sul primo interscambio di natura motoria, sensoriale ed emotiva tra il bambino e la madre, sin dai primi giorni di vita. Il valore della natura di questa prima relazione è oggi supportata anche dalle neuroscienze. Il vissuto di questo periodo non è accessibile alla coscienza e alla verbalizzazione, poiché fino a due anni le strutture del cervello deputate al funzionamento della memoria esplicita (autobiografica) non sono ancora completamente sviluppate[5]. Secondo Mancia[6], traumi di vario tipo, più o meno gravi e ripetuti in questo arco di tempo, “possono dare origine ad emozioni, fantasie e difese cha saranno depositate nella memoria implicita del neonato e verranno a disturbare l’organizzazione del suo inconscio precoce non rimosso …”, un tipo di inconscio che contiene appunto vissuti non memorizzabili e quindi non soggetti a rimozione. Le terapie espressive, nel nostro caso la danza, sembrano poter ricontattare quella memoria implicita, quel vissuto preriflessivo e preverbale, producendo il cambiamento

[1] ADTA, About Dance/Movement Therapy, 2009, testo disponibile al link: https://adta.org/.

[2] Testo disponibile al link: http://www.apid.it/danzamovimentoterapia

[3] P. Schilder, (1935). Immagine di sé e schema corporeo, FrancoAngeli, Milano, 2002.

[4] Un substrato scientifico è fornito dalla scoperta dei neuroni specchio, cellule del cervello che si attivano quando osserviamo azioni svolte da altri (o le sentiamo evocare), e che sarebbero alla base della comprensione delle intenzioni che le hanno promosse. Gallese ipotizza che questi neuroni sostengano l’attivazione della simulazione incarnata, grazie alla quale abbiamo la capacità di riconoscere in quello che vediamo qualcosa con cui risuoniamo, comprendendolo dall’interno. Questo meccanismo sarebbe alla base dell’empatia e del mimetismo, che caratterizzano la nostra dimensione sociale. (V. Gallese, Dai neuroni specchio alla consonanza intenzionale, in “Rivista di Psicoanalisi”, LIII, 1, 2007, pp. 197-208). Si veda anche …I Neuroni Specchio

[5] M. Mancia, Sentire le parole. Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert, Bollati Boringhieri, Torino, 2004.

[6] M. Mancia, a cura, Psicoanalisi e Neuroscienze, Springer-Verlag, Milano, 2007, p. 110.

Articolo tratto dalla Tesi di Laurea “Danzaterapia e Psicosi”

di Monica Diamantini- Psicologo Psicoterapeuta a Ravenna

1- Ulteriori informazioni cliccando qui

2- Video “Le storie danzate” qui

Danzamovimentoterapia con i bambini alla scuola materna- di A. Lagomaggiore, Art Therapy Italiana

Cos’è la Danzamovimentoterapia (sito Apid)

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